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VOX Espana, analisi critica della “destra liberista” che piace alla Meloni

L’anomalia politica spagnola

Per molto tempo la Spagna è stato un paese anomalo nello scenario europeo dal punto di vista politico. Mentre nel continente si affermavano partiti populisti più o meno marcatamente euroscettici e situati decisamente a destra dello scacchiere politico, in terra iberica il recente passato franchista, a cui veniva immediatamente associato qualsiasi movimento anche solo lontanamente nazionalista, ne impediva di fatto l’ascesa.

Tutto questo è cambiato nel 2019 quando il fenomeno VOX è esploso in maniera clamorosa e improvvisa, mettendo fine al sistema bipolare che vedeva alternarsi al governo il Partito Popolare e il Partito Socialista con le loro coalizioni. La cosa ha ovviamente fatto scalpore in tutta Europa. A sinistra veniva visto come l’ennesimo pericoloso successo di un movimento considerato ultranazionalista e xenofobo, mentre a destra ci si compiaceva per l’affermazione di un partito considerato vicino agli ideali tradizionalisti ed identitari.

La recente storia di VOX

Ma un’analisi più approfondita mostra che in entrambi i casi, paure ed entusiasmi, erano totalmente ingiustificati. Le ragioni del successo di Vox sono molteplici, ma decisamente poco riconducibili ad un movimento rivoluzionario destinato a scuotere il Vecchio Continente. Nel 2013 l’attuale presidente di Vox, Santiago Abascal, usciva dal Partito Popolare con altri dissidenti, accusando il partito di origine di essere troppo morbido verso gli avversari socialisti, e soprattutto nei confronti dei partiti separatisti baschi e catalani.

Le prime uscite non sono incoraggianti ed i risultati elettorali sono deludenti, Vox ottiene lo 0,23% alle elezioni politiche del 2015 e lo 0,20% a quelle del 2016. Le cose iniziano a cambiare dopo l’attentato terroristico di matrice islamica di Barcellona nell’agosto 2017, che causò 16 vittime e oltre un centinaio di feriti. Le posizioni intransigenti e ultracattoliche di VOX fecero rapida presa su un elettorato smarrito e spaventato da un evento così tragico.

La crisi catalana

Il 1 ottobre 2017 si tenne poi il controverso referendum per l’indipendenza della Catalogna, che spinse la Spagna nella peggiore crisi politica degli ultimi 40 anni. L’esplosione della tensione tra il Governo regionale di Barcellona e quello centrale di Madrid, vide risvegliarsi il dormiente nazionalismo spagnolo che giudicava il centro destra di Mariano Rajoy un soggetto troppo morbido e troppo lento nel reagire al movimento di indipendenza catalano.

Alle elezioni regionali in Andalusia nel 2018, sei mesi dopo che il governo di Rajoy è sfiduciato dal voto socialista: si assiste al primo exploit di VOX che ottiene quasi l’11% dei voti e 12 seggi nel parlamento andaluso. Quattro mesi dopo alle elezioni nazionali Vox replica il successo regionale, ottenendo 24 seggi. Da notare che le elezioni si tennero in coincidenza con l’inizio del processo a 12 esponenti del governo regionale catalano per il loro tentativo di secessione.

L’affermazione nazionale di VOX

Vista l’impossibilità da parte del partito di maggioranza assoluta, il Partito Socialista Operaio di Spagna, di formare un governo a novembre del 2019 si decise di ripetere le elezioni politiche ed è qui che VOX ottenne un clamoroso successo raddoppiando i voti e conquistando 52 seggi in Parlamento, diventando la terza forza dietro il PP e il PSOE. Da un’analisi più attenta dei voti si è notato però che il grande successo elettorale è avvenuto a scapito del Partito Popolare, in pratica Vox non ha presentato un programma clamorosamente nuovo né tantomeno con sfumature sovraniste come si è voluto far passare soprattutto alle nostre latitudini. E’ semplicemente un partito che è riuscito a convogliare i voti degli spagnoli apertamente contrari alla possibilità di un governo di sinistra, strappandoli all’elettorato di centro destra.

Tanto è vero che nonostante il successo di Vox, la sinistra guidata da Pedro Sanchez è riuscita a formare un governo durato fino ai giorni nostri. Tutto sommato la cosa non è dispiaciuta al partito di Abascal, che ha visto l’opportunità di consolidarsi promettendo una feroce opposizione, e ponendosi come obiettivo quello di mostrarsi affidabile e pronto ad assumersi le responsabilità di governo.

Alle recenti elezioni del 23 luglio scorso Vox puntava decisamente a diventare l’alleato principale del Partito Popolare di Alberto Nunez Feijoo, con Abascal che non nascondeva le sue aspirazioni per il ruolo di vicepremier.

Vincere per compromesso

Per arrivare a questo prestigioso obiettivo si è assistito ad un processo di ulteriore normalizzazione di Vox, ritenuto necessario per intercettare un elettorato più ampio, in un paese che negli ultimi 50 anni si è dimostrato particolarmente avverso ai nazionalismi.

Così mentre i suoi leader continuano a definirsi più a destra del Partito Popolare, sono anche ben attenti a prendere le distanze da chi li definisce “Extrema Derecha” e, ovviamente, da qualsiasi riferimento a Francisco Franco. Nonostante l’uso di una certa retorica nazionalista esplicitata in uno degli slogan più famosi “España: Una, Grande, y Libre”, Abascal non si è mai identificato con altri partiti politici europei considerati di estrema destra contestando apertamente, ad esempio, le posizioni di Marine Le Pen in Francia e quelle del Partito delle Libertà austriaco.

Rimane il carattere profondamente cattolico, ma sono stati abbandonati i propositi di “chiudere tutte le moschee di Spagna” ed in Europa si è deciso di sedersi nel moderato gruppo dei Conservatori e Riformisti (come Fratelli d’Italia) piuttosto che in quello di Identità e Democrazia che racchiude il Rassemblement National, Alternative fur Deutschland e la Lega tra gli altri.

Il programma economico: si getta la maschera

Ma è dal punto di vista economico che le posizioni di Vox si distanziano dai partiti sovranisti (più di nome che di fatto) europei. Vox trae infatti la maggioranza dei suoi voti dalle classi più agiate, il ceto medio e la ricca borghesia spagnola, grazie alla sua agenda europeista ed ultraliberista.

Nel programma economico di Vox si trovano così una riforma pensionistica mirata ad alzare l’età pensionabile, la riduzione delle tasse, la liberalizzazione del mercato del lavoro, un drastico taglio alla spesa pubblica ed ai lavoratori della pubblica amministrazione, la chiusura di enti pubblici o la loro privatizzazione. Un programma che sembra uscito direttamente dall’Università di Chicago, il tempio del liberismo. Senza contare che l’Unione Europea non è certo vista come un nemico, bensì come una protezione contro la possibile deriva socialista spagnola, una garanzia di modernità, di pace e di democrazia.

Le ultime elezioni

E veniamo ai risultati elettorali delle scorse elezioni.

Il tanto temuto, o auspicato a seconda delle preferenze, sfondamento a destra non si è verificato, e sebbene il Partito Popolare abbia “vinto” le elezioni conquistando la maggioranza relativa, non avrà i seggi sufficienti in parlamento per governare. Il successo è andato infatti a scapito proprio di Vox, ribaltando in qualche modo la situazione verificatasi nelle prime elezioni del 2019. Il partito di Abascal ha perso 19 dei 52 seggi della precedente assemblea, mentre il PP ne ha guadagnati 47 rispetto alle scorse disastrose elezioni. Per Vox è stato un innegabile passo indietro che non ha fatto che confermare come nel pensiero dell’elettore spagnolo il suo programma sia visto come fin troppo sovrapponibile a quello del PP.

Lo scenario del prossimo futuro

Diventa così impensabile pensare di formare una coalizione di governo, Vox e PP avranno 169 seggi, lontani dai necessari 176 per avere la maggioranza in Parlamento. L’unica possibilità sarebbe quella di dialogare con il Partito Nazionalista Basco e altri partiti minori, che però sono sempre stati ferocemente criticati da Abascal e bollati come pericolosi per l’integrità nazionale della Spagna.

Non che per la sinistra sia più facile, anche per il Partito Socialista del premier uscente Pedro Sanchez diventa quasi impossibile formare una coalizione di governo, anche sommando l’appoggio degli ex Podemos e degli indipendentisti catalani si faticherebbe a raggiungere il quorum.

Santiago Abascal non ha perso tempo nell’attaccare il leader del PP Feijóo, accusandolo di aver in qualche modo legittimato le posizioni del Presidente Sanchez con le sue offerte di collaborazione e di non averlo contrastato a sufficienza. E tutto sommato questa difficoltà a formare un governo potrebbe portare allo stesso scenario del 2019, con una ripetizione a breve delle elezioni, e con una nuova avanzata di Vox a scapito del PP.

Conservatori…radicali

Ma appare chiaro, anche alla luce delle recentissime dichiarazioni del suo leader, che Vox non rappresenti certo una ventata di aria fresca nel panorama politico europeo. Sembra piuttosto l’ennesimo movimento che prova a staccarsi da una determinata area per intercettare un dissenso reale, ma che alla prova dei fatti offre esclusivamente slogan di facile comprensione e semplice utilizzo. Analizzandone il programma si comprende come il progetto non solo non sia affatto rivoluzionario, ma clamorosamente conservatore, nel senso più negativo del termine. Un semplice doppione di quanto proposto dai partiti centristi di tutta Europa.

D’altronde siamo tristemente abituati ad assistere ad ascesa e declino di movimenti che partono con idee ben più radicali rispetto a quelle di Vox, con l’intenzione di cambiare i destini della scena politica europea, salvo dimenticarsi delle loro aspirazioni non appena sfiorino le poltrone del potere.

 

 

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1 commento

  1. Simone Manelli

    Analisi molto interessante sulli scenario politico spagnolo.

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