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I valori “societali” e perdenti della sinistra

pubblicato su Libero del 27/09/2022

E’ la storia della sinistra. Soprattutto italiana. Dopo decenni di esilio forzato i partiti “progressisti” sono stati cooptata nei sistemi di potere capitalistici. Con la caduta del Muro di Berlino sono cambiati slogan e parole d’ordine ma questi partiti, per non perdere consenso, hanno creduto di poter irretire l’elettorato mettendo da parte le istanze economico sociali. Obbiettivo: proporre in cambio quelle che in Francia sono state definite le conquiste “societali”.
Passando disinvoltamente da Marx al filosofo liberista Turgot e al suo motto “laissez-faire” (lasciar fare), le sinistre hanno sovrapposto le libertà economiche con quelle politiche. Trasformando il liberalismo economico in liberalismo politico o, se si preferisce, applicando all’ambito politico i principi forniti dal liberalismo economico.
Non è un caso se in questa anomala campagna elettorale la sinistra ha attinto a piene mani dal suo nuovo armamentario progressista: difesa dell’aborto, teorie gender, ecologia, antifascismo, depenalizzazione delle droghe, rivendicazioni femministe, abolizione delle frontiere.
Il tutto per lasciarsi alle spalle la difesa del lavoro e del proprio popolo. In pratica un sostegno incondizionato alla creazione di una “società liquida” frutto di una deregolamentazione morale assolutamente funzionale alle strategie dei ceti dominanti.
Tutti disvalori che, a ben guardare, restano sempre minoritari per i popoli ai quali si vorrebbero applicare.
Sintomatico il caso del recentissimo sondaggio commissionato dalla onlus Pro Vita e Famiglia su tema “Gender e Scuola”.
I risultati sono chiari: il 92% degli italiani ha sentito parlare di teorie gender ma solo il 32% concorda con queste (48% contrario, il 20% non esprime giudizi). Il 50% degli intervistati ritiene che non esistano infinite identità sessuali oltre il maschile e il femminile. Per il 60% degli intervistati un uomo che si percepisce donna non può competere negli sport femminili e per il 51% che non può usufruire di bagni, spogliatoi, docce e luoghi riservati alle donne.
Clamoroso poi l’esito del sondaggio sull’impatto della teoria gender in ambito scolastico. Il 79% degli italiani difende il diritto dei genitori di scegliere come educare i figli su temi inerenti sessualità e affettività. L’81% ritiene che le scuole debbano preventivamente informare e coinvolgere le famiglie in caso di corsi o progetti su questi temi. E ancora: per il 58% è sbagliato sostituire le parole padre e madre con genitore 1 e genitore 2.
Per concludere la netta maggioranza degli italiani (66%) si esprime contro la possibilità di sottoporre un minore incerto sulla propria identità sessuale a terapie di transizione di genere comprensive di farmaci ormonali o interventi chirurgici e il 75% ritiene invece che, in questi casi, il minore dovrebbe poter ricevere assistenza psicologica per riconciliarsi con il proprio sesso biologico.
“Questi risultati” spiega Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita e Famiglia “dicono chiaramente che gli italiani non vogliono corsi e progetti Lgbtqia+ nelle scuole”.
E’ la riprova che i dogmi sociali della sinistra non interessano alla maggioranza degli italiani (vedi risultati elettorali) nonostante la propaganda ossessiva sui media. Al posto dei valori “societali” gli italiani attendono risposte agli angosciosi problemi reali che li riguardano davvero: guerra, crisi energetica e disastro economico.

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3 Commenti

  1. marco

    Caspita il 32% degli intervistati che concorda con la “teoria degenerata gender” non è poi così poco. Il dato, per quel che mi riguarda, è assai preoccupante

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    • Anonimo

      E’ quel 32% che malcontato (e malcontento!) definisce oggi il bacino della sinistra convertita agli pseudo diritti civili e dimentica dei veri diritti sociali, a cui si badi bene, qualunque donna e uomo (intesi dal punto di vista fisiologico e genetico) ha diritto

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  2. Lunarossa

    Veramente interessante rimango in attesa di altri argomenti così limpidi e senza fronzoli. Grazie

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